Sindrome del tramonto, che cos’è?

 

Si tratta di uno stato di agitazione e confusione che colpisce buona parte delle persone affette da demenza, in particolare di Alzheimer.
Inizia tra il tardo pomeriggio e l’inizio della sera, in corrispondenza con il calare del sole, e può prolungarsi anche durante la notte.
I sintomi della sindrome del tramonto possono riguardare uno stato confusionale, disorganizzazione del pensiero e del linguaggio, disorientamento spazio-temporale, agitazione, comportamenti aggressivi. Cambi repentini di ambiente possono agire negativamente sulla sindrome del tramonto.

La sindrome del tramonto è dovuta a due fenomeni:

1) la stanchezza. Anche a noi accade la sera di percepire una “stanchezza mentale”. Per una persona con demenza, le cui energie mentali sono ridotte, non è necessario aver lavorato per essere stanca alla sera; è sufficiente il sovraccarico di stimoli visivi e uditivi a cui giornalmente siamo tutti sottoposti, per essere stanchi e affaticati;

2) la sera c’è meno luce per cui tutto risulta meno nitido. La poca luce, infatti, agevola la perdita dei punti di riferimento dati dall’ambiente che appare come nuovo e ostile.

L’ambiente conta molto per chi soffre di disturbi neurologici. “La televisione a volume alto o con programmi rumorosi, per esempio, può agitare il malato, confonderlo. La stessa cosa vale per le stanze troppo silenziose, poco illuminate, che potrebbero trasmettere una sensazione di paura o noia.

Cosa si può fare per la sindrome del tramonto?

1) Apportare modifiche all’ambiente. In particolare, può essere utile un sistema di illuminazione che eviti zone di ombra o penombra.

2) Una passeggiata fuori in cortile può creare quello shift di ambiente che aiuta a scaricare l’ansia.

3) Ridurre al minimo le richieste durante le ore serali. Per “richiesta” si intende anche quella di fare attività che impegnino e stanchino fisicamente e mentalmente. Sono, invece, consigliabili attività tranquille e rilassanti come, per esempio, un bagno caldo, della musica rilassante o qualsiasi cosa che rassereni la persona, tenendo conto delle sue caratteristiche personali.

4) Ridurre al minimo gli stimoli serali in quanto è presente un incremento delle difficoltà di concentrazione ed attenzione.

5) Evitare bevande eccitanti (alcol, caffè, the), prediligendo bevande rilassanti come la camomilla.

6) Le parole giuste, di fronte alla manifestazione di un disagio, possono fare la differenza. “Spesso a mettere maggiormente in difficoltà i familiari è la sindrome del tramonto, quando all’improvviso, nel pomeriggio, i pazienti esprimono il desiderio di tornare a casa, o dicono di voler vedere la mamma. Cercare di convincerli che già si trovano nella propria abitazione è la reazione istintiva dei caregiver, ma non sortisce quasi mai nessun effetto positivo. In questi casi è più importante rassicurarli, per esempio dicendo loro che ‘andremo insieme più tardi dalla mamma, prima mangiamo qualcosa’, e tranquillizzarli dicendo loro anche qualche piccola bugia a fin di bene: ‘la mamma è uscita a fare la spesa’…  Si potrebbero invece innescare dinamiche che accentuano l’agitazione quando si insiste nel volerli convincere che la madre non c’è più, oppure, se li si accompagna a vedere la casa dell’infanzia, dove cercherebbero invano i propri genitori.

Fonte di informazioni: Dott.ssa Milena Barone – Psicologa, Samuela Tagliati Psicologa, Associazione Alzheimer Ravenna
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